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Autostima: come prendersi cura di sé

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Autostima: come prendersi cura di sé

L'autostima è innata? Può migliorare nel tempo? Quali potrebbero essere i fattori chiave sui quali lavorare per coltivarla, e incrementarla?

 Chiunque, almeno una volta nella vita, si è posto interrogativi simili. Se, come la quasi totalità della popolazione italiana, anche tu hai un dispositivo digitale (smartphone, pc, tablet, etc…), hai cercato una risposta su Google. In che modo?

Digitando, nella barra di ricerca, “Autostima” e altre parole ad essa correlate, magari identiche alle domande citate nella prima riga dell’articolo di oggi. E, da qui, avrai trovato una miriade di pagine, tra le quali, forse, anche l’articolo che stai distrattamente scorrendo in questo momento. Se così fosse, ti consiglio caldamente di continuare a leggere. Vorrei darti delle indicazioni provenienti da fonti scientifiche sul perché sia importante, e alcuni consigli su come coltivarla al meglio. La scienza è qui fondamentale, perché troppo spesso concetti psicologici come l’autostima, la depressione, e molti altri vengono banalizzati nella cultura di massa. Scopriamo la verità, insieme.

 

Autostima e teorie psicologiche

Il concetto di Autostima, spesso definito come il valore percepito che una persona si attribuisce è ampio, e al contrario di quanto si possa ingenuamente pensare, molto complesso. Gli aspetti da considerare sono molteplici, e affondano le proprie radici nell’ormai lontano 7 Maggio 1965, con gli studi di Rosenberg. Da quella data in poi si assiste ad uno sviluppo massiccio di teorie psicologiche legate al costrutto, come la teoria dei sé possibili di Markus e Nurius, lautoefficacia di Bandura, e molte altre. Più di cinquant’anni di ricerca hanno portato gli psicologi ai seguenti risultati, che ho riassunto per te in tre punti:

  1. È possibile migliorare nel tempo la propria autostima, indipendentemente da stato sociale, genere, o altre variabili contestuali;
  2. L’autostima viene influenzata da alcuni fattori di personalità, come la stabilità emotiva;
  3. Il miglioramento dell’autostima risulterà difficile, se non cresce di pari passo anche il senso di controllo.

Ripeto: cinquant’anni di ricerca scientifica psicologica, non due ore. Appare quindi chiaro che banalizzare tali nozioni dicendo “ma cosa vuoi che sia, basta una pacca sulla spalla” o il celebre “Ti devi svegliare, è tutto nella tua testa!” sarebbe, in primo luogo inutile, ed in secondo potenzialmente pericoloso. Per questo, in casi di bassa autostima percepita, è consigliabile rivolgersi a psicologi esperti, evitando gli improvvisati.

 

Come prendersi cura di sé 

Arrivata/o fin qui, avrai di certo capito che l’autostima è l’opinione che una persona ha di se stessa, e viene influenzata da numerosi fattori, tra i quali il confronto sociale, l’insieme valoriale del contesto nel quale cresciamo, e la capacità di gestire le emozioni in modo adeguato.  Avrai inoltre compreso che può essere migliorata, e che in alcuni casi può essere davvero fragile. La sua è una fiamma flebile, e va alimentata quotidianamente con cura. Ricordi le domande precedenti, nelle prime righe? Bene, proviamo a rispondere insieme in modo specifico, aiutati dalla scienza.

 

L’autostima è innata?

Nella crescita dell’essere umano, le due variabili che tendono ad intrecciarsi sono genetica e ambiente. Entrambe avranno un peso sugli sviluppi sia psicologici che fisici. Non per questo, tuttavia, è possibile predeterminare le capacità di miglioramento. Quindi no, l’autostima non è un tratto definibile a priori, e come vedremo dalla risposta alla prossima domanda, è certamente possibile allenarla e migliorarla. Certo, a patto che…

 

L’autostima può migliorare nel tempo?

Avrai quindi compreso che la risposta definitiva esiste, ed è…certo che si. Ciò sul quale è imprescindibile lavorare è la percezione che una persona ha di se stessa. Secondo Carol Dweck, gli individui possono esibire due differenti tendenze motivazionali dinanzi a caratteristiche o capacità, come l’intelligenza o, nel nostro caso, l’autostima. C’è chi è portato a percepire questi concetti come entitari, oppure incrementali. Nel primo caso, la persona tenderà a percepirli come fissi, e quindi immutabili. Nel secondo caso, invece, la percezione e l’atteggiamento saranno opposti, permettendo alla persona di compiere grandi miglioramenti nel tempo.

 

La differenza tra piacersi e sentirsi capaci

La vita ci mette quotidianamente dinanzi a prove difficili, che si possono tramutare in vittore o sconfitte. Indipendentemente da ciò, ricorda: non confondere te stesso/a con i tuoi risultati. Esclamare “sono un fallito”  presuppone un’incapacità di base, difficile da cambiare. Affermare, invece, di aver fallito presuppone che la prossima volta, nonostante tutto, ci sarà la possibilità di fare meglio, e quindi di migliorare. Inoltre, un senso di autostima dipendente dai risultati, sarà dipendente da questi ultimi, e quindi instabile.

Indipendentemente dalle nostre capacità, è possibile piacersi e avere una buona opinione di se stessi. Il fattore preponderante consiste nel terzo punto elencato in precedenza, ovvero nel senso di controllo. Un approccio self-confident, caratterizzato da una fiducia in se stessi che va oltre il risultato, porterà a percepire ogni sfida come un’occasione di crescita, indipendentemente da vittorie o sconfitte precedenti.

 

Lo psicologo e l’autostima: come funziona?

Nell’immaginario collettivo, la figura dello psicologo o dello psicoterapeuta viene spesso e volentieri affiancata esclusivamente a casi patologici estremi, come la depressione clinica, l’elaborazione del lutto, i disturbi alimentari o problematiche di natura sessuale. La realtà però è ben diversa: lo psicologo/psicoterapeuta è un professionista della mente a tutti gli effetti, e può rappresentare una utilissima risorsa sia in casi patologici, che di prevenzione o addirittura di potenziamento mentale/cognitivo.

Se pensi di voler incrementare la tua autostima, ma non sai a chi rivolgerti perché ormai il mondo online pullula di professionisti, ho quello che fa per te. Noi di Helpmeout offriamo, a chiunque non sia mai entrato in contatto con noi, un primo colloquio online conoscitivo. Come funziona? Semplice: non dovrai fare altro che compilare un questionario, per noi molto utile a comprendere i tuoi bisogni. Questo infatti ci permetterà trovare lo psicologo più adatto alle tue esigenze.

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